Chi è l’autore

Ivo Degiovannini è nato a Torino nel 1964. Poeta e scrittore di romanzi, viene pubblicato nell’Agenda dei Poeti Italiani nell’edizioni del 1995, 1996 e 1998.
Nel 2008, per Prospettiva Editrice, pubblica il primo romanzo intitolato ‘Storie sulla strada della confusione’. Nel 2011, ‘Storia di una fuga ancora da definire’ e nel 2013, ‘La storia di Miriam e dei dubbi del vento.’ completano la trilogia che vede come protagonista Garvald, un nano psicologo appassionato di storie di vita e investigatore di anime.
Nello stesso anno esce una raccolta di poesie intitolata “Le piccole foglie della pianta del sé”.

Qui di seguito alcune poesie

Il mio tempo

        Infinito il gioco fra me ed il mio tempo,
        ma ora che sa di non essere
        rimane di fronte ai miei occhi
        una parete liscia.

        Acqua per nuotare o per affogare ?

        Si sciolgono gli ultimi anelli
        che mi separano dalla verità
        ma non è la superficie quella illuminata,
        è la profondità la dimensione del mio esistere.

                    Come una foglia

Cadde
        come una foglia d’ autunno
        senza rumore
        senza espressione
        dolce e leggera
        semplicemente cadde,
        perchè sapeva essere il momento
        senza alcun bisogno di una qualsiasi spiegazione
        e quasi con sollievo
        scivolò via
        portandosi con se immagini infinite
        vecchie fotografie in bianco e nero
        conservate con passione.

        Cadde,
        semplicemente cadde.  

Il Mare

  Ho dimenticato di perdere il controllo,
  sì ho dimenticato.
  Non credo sia distrazione,
  almeno non lo credo.
  Forse solamente fredda realizzazione
  nell’inanellarsi di sogni
  fermi sulla soglia della cruna di un ago.
  Troppa paura per il cuore di un solo uomo,
  troppa paura.


  … ed il mare muove incessantemente
  l’oceano di specchi
  nei quali riflettono le nostre vite,
  confondendole,
  il mare.

Morning light

                La bellezza del mattino,
                dal cielo colore smeriglio,
                mi coglie gli occhi
                d’abbaglio d’orizzonte.

                Stupito mi accingo
                al vuoto senso del giorno.